GLI INSUBRI E L'INSUBRIA
I CELTI INSUBRI
I Golasecchiani della Prima Età del Ferro
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Tra le più importanti tibù celtiche che popolavano le terre a nord del Po nella Prima Età del Ferro vi era quella Golasecchiana.
Prende il nome dal paese in provincia di Varese dove allinizio del 1800 ad opera dellAbate Giani avvennero le prime scoperte.
Cronologicamente questa cultura si sviluppa a partire dal XII-X sec. a.C. (Età del Bronzo Finale) con il Protogolasecca e successivamente con il Golasecca I IX-VII sec. a.C., Golasecca II VI sec. a.C., Golasecca III - V sec. a.C. (prima Età del Ferro).
E ormai accertato che i Golasecchiani corrispondono a quei primi Celti cisalpini chiamati dagli storici Insubri.
La Cultura di Golasecca si estende su un vasto
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territorio, compreso tra i fiumi Sesia, Po, Serio e le Alpi. Il suo sviluppo è dovuto principalmente al commercio, al controllo delle vie dacqua e dei valichi alpini, infatti i Golasecchiani avevano la funzione di commercianti intermediari tra quelli Etruschi Padani che importavano merci dallEtruria e quelli Celti dOltralpe.
Influenzati dalla cultura Etrusca, svilupparono e concentrarono i loro villaggi in punti strategici per il controllo dei traffici commerciali, formando un vero e proprio centro protourbano sito a cavallo del fiume Ticino, tra Castelletto Ticino Golasecca Sesto Calende e nella zona di Como Prestino.
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Carta dei ritrovamenti della Cultura di Golasecca IX - V sec. a.C. tratteggiati i comprensori protourbani di Sesto Calende - Golasecca - Castelletto Ticino e di Como. (da I Celti, Bompiani)
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Ipotesi ricostruttiva di un corteo cerimoniale golasecchiano - alcuni elementi del corredo funebre della II Tomba del Guerriero di Sesto Calende (Va), VI sec. a.C. (da La raccolta archeologica e il territorio, Museo di Sesto Calende) |
La scrittura golasecchiana, la più antica tra i Celti
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Come gia detto, i Celti non avevano luso della scrittura, ma a partire dal VII-VI sec. a.C. i golasecchiani fecero uso della scrittura, per redigere documenti duso pubblico o privato e per contatti commerciali.
Usarono come base lalfabeto etrusco, modificando alcuni caratteri e adattandolo alla loro lingua.
L'importanza dell'alfabeto Insubre-Leponzio, è testimoniata dal suo prolungato uso, anche dopo la conquista romana, (I sec a.C. - I sec. d.C.),
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quando sia la lingua e l'alfabeto latino, ormai avrebbero dovuto essere ben radicati un po d'appertutto. Dalle epigrafi e dalle nuemrose parole graffite sulla ceramica, risulta un suo sostanziale sviluppo in due fasi.
Una prima fase risalente ai secoli VII-V a.C., dove la lettera "A" è tracciata come nell'alfabeto etrusco, oltre ad avere la presenza del theta puntato e il digamma, caratteri poi scomparsi nell'evoluzione della seconda fase (III-I sec. a. C.).
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tavola di Cristiano Brandolini
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Nomi propri di persona graffiti a caratteri Insubri-Leponzi, su ceramica rinvenuta in sepolture golasecchiane nel territorio di Sesto Calende

Stele golasecchiana iscritta, rinvenuta a Vergiate nei pressi della chiesa di S. Gallo, fine VI sec. a.C.
(disegno di Cristiano Brandolini) |
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